La Divina Commedia illustrata da Sandro Botticelli

Inizia oggi il nostro viaggio nei regni danteschi, accompagnato dalle illustrazioni di Sandro Botticelli. Prenderemo in esame le pergamene divise tra la Biblioteca Apostolica Vaticana e il Kupferstichkabinett di Berlino. Di questa serie di illustrazioni ci parla il cosiddetto Anonimo Magliabechiano in un manoscritto del 1540: “Dipinse et storiò un Dante in cartapecora a Lorenzo di Piero Francesco de’ Medici che fu cosa maravigliosa tenuto”. Quindi sappiamo chi era il committente: Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici detto il Popolano, cugino di Lorenzo il Magnifico.
Nel progetto iniziale erano previsti centodue fogli illustrati: uno per ogni canto, più una visione generale dell’Inferno e un’immagine estesa su due pagine. Tuttavia alcune illustrazioni sono andate perdute, e si pensa che i fogli dei canti XXXI e XXXIII non siano stati eseguiti. Oggi abbiamo notizia di novantadue pergamene: ottantacinque fogli sono conservati presso il Kupferstichkabinett di Berlino (Cod. Ham. 201), mentre altri sette si trovano nella Biblioteca Apostolica Vaticana (Cod. Reg. lat. 1846).
Qual è la storia di questi manoscritti?
Parte delle illustrazioni venne individuata nel 1803 a Parigi presso Gian Claudio Molini, rinomato collezionista e tipografo. Era di famiglia fiorentina, ma non abbiamo prove che avesse importato i manoscritti dall’Italia. Acquisiti da Alexander 10° duca di Hamilton, vennero messi all’asta nel 1882 da William, nipote del nobile scozzese, causa bancarotta, e di nuovo acquisiti prima che si tenesse l’asta da Friedrich Lippmann, direttore del Gabinetto Reale di Disegni e Stampe di Berlino. Altri 7, che si trovavano sempre a Parigi, nel 1632 passarono nelle mani di Cristina di Svezia e fu la stessa regina a donarli al Vaticano. Si pensa che quindi Lorenzo di Pierfrancesco, il quale all’epoca intratteneva rapporti con la Francia, abbia voluto farne dono a un dignitario francese, ma che nel corso degli anni la raccolta sia stata smembrata.
Tuttavia il progetto risulta chiaramente incompiuto. Alcuni disegni di canti colorati dimostrano la probabile intenzione iniziale di colorare l’intero progetto illustrativo. Lo schizzo iniziale in punta metallica veniva ripassato con inchiostro marrone; dopo la coloritura parziale si passava uno strato di tempera.
Il testo era scritto sulla parte opposta del foglio da Niccolò Mangona, amanuense, per cui l’opera assumeva un rivoluzionario formato orizzontale. La Commedia si sfogliava dal basso verso l’alto e, in ogni facciata superiore, si poteva ammirare l’illustrazione del testo stampato nella pagina successiva.
Qual era la loro funzione? Sono state avanzate molte ipotesi. Secondo Alessandro Parronchi, i disegni botticelliani dovevano servire come modello per l’interno della tribuna di Santa Maria del Fiore, ma, in base al mio parere, i disegni hanno un legame troppo stretto con il testo scritto perché possano avere qualche forma di autonomia rispetto alla funzione di illustrazione. Secondo Lightbown i disegni sarebbero stati realizzati dall’artista per sé stesso, ma la presenza di un testo e la prova di una committenza lascia scartare questa ipotesi, sebbene le immagini presentino un’impronta fortemente personale e – a mio avviso – autobiografica.

Angela Patrono

4 risposte a "La Divina Commedia illustrata da Sandro Botticelli"

    1. Botticelli ha voluto rappresentare attraverso queste illustrazioni parte della sua storia personale e la propria passione per Dante. Lo stesso Vasari racconta nelle Vite che il pittore aveva accusato per burla un amico di eresia perché riteneva avesse l’opinione degli Epicurei. L’amico, interrogato, accusò invece Sandro con queste parole: “e bene è egli eretico, poi che senza lettere comenta Dante e mentova il suo nome invano” (Vite, III, p.519).» Inoltre Botticelli ha aggiunto la propria firma in una pergamena retta da un angelo nell’illustrazione del Canto XXVIII del Paradiso, segno del suo totale e personale coinvolgimento nel progetto.

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