Botticelli e Dante: quando l’Arte incontra la Poesia

Ritratto di Dante (1495 ca., Ginevra, collezione privata)
Ritratto di Dante (1495 ca., Ginevra, collezione privata)

Naso adunco, mento prominente, tratti spigolosi: il personaggio raffigurato in questo dipinto ha un profilo inconfondibile. Forse ad alcuni evocherà un certo immaginario scolastico fatto di interrogazioni a tappeto, letture interminabili e parafrasi più o meno rattoppate. Per altri (la maggioranza, si spera) la sua austera severità ha il nome del più grande poeta di tutti i tempi, il “padre” della lingua italiana per eccellenza: Dante Alighieri.

Il dipinto in questione è conservato a Ginevra in una collezione privata. Certo è che, nella raffigurazione del Sommo Poeta, Sandro si ispira ai modelli tramandati dall’iconografia tre-quattrocentesca, a partire dall’affresco di scuola giottesca della cappella del Bargello.

Dante-alighieri

A Santa Maria del Fiore si trova invece il famoso Ritratto di Dante che mostra la Divina Commedia (1456), opera di Domenico di Michelino su disegno di Alesso Baldovinetti.

Dante_Domenico_di_Michelino_Duomo_Florence

Per non parlare dalla descrizione dell’aspetto fisico di Dante ad opera di Boccaccio nel suo Trattatello in laude di Dante, da cui Sandro avrà attinto a piene mani:

Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura, e, poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto, e era il suo andare grave e mansueto, d’onestissimi panni sempre vestito in quell’abito che era alla sua maturità convenevole. Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso.

Eppure, rispetto ai suoi predecessori, Sandro regala al “suo” Dante una personalità unica. Contornato da una linea morbida e netta al tempo stesso, il profilo emerge dallo sfondo chiaro e sembra esprimere una sorta di pacata autorevolezza. Il lauro poetico, simbolo di gloria, incornicia il cappuccio rosso scarlatto. La carnagione è olivastra, gli zigomi e i lineamenti sono solcati da un gioco di ombre che li rende ancora più marcati. Il Dante di Botticelli ha l’aspetto di un insegnante giusto ma severo, di quelli pronti a riprenderti alla minima svista ma che poi sanno spingerti a tirare fuori il lato migliore di te. Un Maestro d’arte e di vita.

Il Ritratto di Dante, in questo senso, non è una fredda lezione imparata a memoria, è un caloroso tributo in segno di ammirazione, l’omaggio sentito di un allievo al suo maestro.

Chi può essere stato il committente di quest’opera? Forse non lo sapremo mai. È probabile che il dipinto fosse destinato alla biblioteca privata di qualche intellettuale. A me però piace pensare che questo dipinto rappresenti, passatemi il termine, uno dei primi esempi di fan-art della storia.

Sì, perché Sandro Botticelli aveva una venerazione sconfinata per Dante. Una passione che lo assorbiva interamente al punto da fargli trascurare ogni altra attività. Come racconta il Vasari,

“[…] per essere persona sofistica comentò una parte di Dante, e figurò lo Inferno e lo mise in stampa; dietro il quale consumò di molto tempo: per il che fu ragione d’infiniti disordini alla vita sua”.

Un Botticelli, quindi, ossessionato dalla Commedia dantesca, al punto da farne una ragione di vita. Nel 1481, prima di partire per Roma ad affrescare la Cappella Sistina, Botticelli realizzò i disegni dei primi diciannove canti della Divina Commedia per le incisioni di Baccio Baldini. Successivamente si mise al lavoro su un progetto grandioso che, presumibilmente, si protrasse per tutti gli anni ’90 del Quattrocento. Le 92 pergamene con le illustrazioni del poema, commissionate da Lorenzo di Pierfrancesco de’Medici e conservate tra Roma e Berlino, testimoniano la sua vera e propria devozione per l’opera. Su questo tema c’è moltissimo da dire e ne parleremo in seguito.

Un aneddoto del Vasari, da prendere però con le pinze, mostra ancora la grandissima ammirazione di Sandro per il Sommo Poeta:

Raccontasi ancora che Sandro accusò per burla un amico suo di eresia al Vicario, e che colui comparendo dimandò chi l’aveva accusato e di che; per che essendogli detto che Sandro era stato, il quale diceva che egli teneva l’opinione degli Epicurei e che l’anima morisse col corpo, volle vedere l’acusatore dinanzi al giudice; onde, Sandro comparso, disse: “Egli è vero che io ho questa opinione dell’anima di costui, che è una bestia; oltre ciò non pare a voi che sia eretico, poi che senza avere lettere o apena saper leggere comenta Dante e mentova il suo nome invano ?”.

A confutare la presunta ignoranza di Botticelli insinuata dal Vasari in questo aneddoto ci sono le numerose citazioni letterarie intersecate nelle sue opere, dalla Storia di Nastagio degli Onesti del Boccaccio alla Calunnia di Apelle derivata dai dialoghi di Luciano attraverso la traduzione di Leon Battista Alberti, per non parlare della poesia del Poliziano che gli ispirò capolavori come la Primavera e la Nascita di Venere. In ogni caso, Dante ha in Botticelli uno dei suoi interpreti artistici più creativi e appassionati.

C’è un nesso inestricabile tra Dante Alighieri e Sandro Botticelli. Il primo, portavoce di una coscienza individuale che nella Divina Commedia si fa universale grazie alla Poesia: tramite i suoi versi ricchi di allegorie, simbologie e visioni, riusciamo ad scorgere il senso ultimo del suo (e nostro) viaggio. Il secondo, nel dare vita al pensiero neoplatonico lo traduce in un linguaggio visivo trasfigurato, che non si riduce a livello di una mera stilizzazione delle forme, ma che scava nel nucleo del soggetto fino a riportarne all’esterno la sua essenza lirica.

Dante e Botticelli. Questi due giganti dell’Arte intesa in senso lato si sono incontrati più volte. E il loro percorso, quando si è incrociato, ha prodotto capolavori unici.

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